NARRATIVA – “Non dirmi che hai paura” di G. Catozzella

Pubblicato: 30 dicembre 2014 in News

samia-yusuf-omarCari ragazzi e ragazze!

Sono passate un paio di settimane da quando abbiamo concluso la lettura del libro “Non dirmi che hai paura” di G. Catozzella. Eppure il ricordo di questo libro credo sia ancora vivo in ognuno di voi: ci ha fatto riflettere, discutere, confrontarci su temi “caldi” e attuali.

Così ne approfitto per condividere sul blog alcuni materiali legati al libro, come ad es. il filmato della gara olimpica di Pechino 2008 in cui compare Samia, ma soprattutto i vostri brevi testi scritti “a caldo” dopo aver concluso il libro.

 

Ecco il video delle batteria di qualificazione dei 200 metri alle Olimpiadi di Pechino del 2008 in cui compare Samia:

 

E a seguire un video in cui si presenta le condizioni di vita della Somalia raccontate nel libro di G. Catozzella: tra le immagini compare la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Pechino 2008 con l’ingresso della rappresentanza somala (compare Samia con le trecce):

 

Di seguito riporto il sito web dell’autore del libro, Giuseppe Catozzella, contenente il “booktrailer” di Non dirmi che hai paura: http://www.giuseppecatozzella.it/

 

E infine, per quanto riguarda i materiali, la pagina web di Wikipedia dedicata a Samia Yusuf Omar: http://it.wikipedia.org/wiki/Samia_Yusuf_Omar

 

Ed ora, la parte costruita da voi: ecco i brevi testi di commento che ognuno di voi ha scritto a conclusione della lettura di “Non dirmi che hai paura” (l’ordine dei testi è puramente casuale).

Il libro “Non dirmi che hai paura” dello scrittore Giuseppe Catozzella racconta di una ragazzina Somala, Samia, la quale corona il sogno della corsa e lo utilizza per aiutare la liberazione delle donne in Africa.
La parte che mi ha colpito di più è stata quando Alì è ritornato da Samia. Ella era andata a correre, ritornando a casa ha trovato un pacco e aprendolo ha realizzato che c’erano moltissimi soldi. Poi all’improvviso sente un rumore dentro casa, va per scovare l’intruso e trova Alì disteso per terra proprio come era prima della sua partenza. Alì spiega a Samia che aveva causato lui stesso la morte di suo padre: infatti era entrato in Al Shabab, un movimento fondamentalista del posto, era stato obbligato con la forza. Samia da quel momento si rende conto che la Somalia non l’aveva mai voluta così lascia il paese.
Quando si legge questo libro si resta incerti sul futuro della protagonista: ti spinge a non fermarti nella lettura e a leggere il libro con una velocità sovraumana.
Oggi molti africani sono costretti a fare il Viaggio come Samia e quindi a subire tutte le pene che ha sofferto lei. Spero che un giorno queste persone non dovranno più emigrare per colpa di guerre insensate.

Riccardo

 

In questo mese a scuola abbiamo letto un libro intitolato “Non dirmi che hai paura” dello scrittore Giuseppe Catozzella.
Le parti che mi hanno maggiormente colpito sono state quelle in cui si presentavano episodi violenti: tutto quello che ha dovuto affrontare Samia per arrivare a fare le olimpiadi, il viaggio di sei mesi che ha intrapreso e le persone che continuavano ostinatamente ad ingannarla per cercare di guadagnare denaro attraverso queste menzogne. La costringevano a non poter fare un viaggio con tranquillità e sicurezza, ma con la continua preoccupazione di poter ricadere in qualche altro ostacolo.
L’emozioni che mi ha suscitato sono state: preoccupazione e curiosità, perché non conoscevo la maggior parte della vita delle persone che vivono in Africa, non sapevo a cosa si dovevano sottoporre durante il viaggio, a quali conseguenze potevano andare incontro. Il fatto è che questa è la realtà di oggi, questi sono i fatti che succedono oggi nel mondo! Ed è impressionante come alcuni paesi siano ancora così arretrati.
Le persone non dovrebbero soffrire e scappare dal proprio paese per colpa della povertà, ma dovrebbero godere come tutti noi di un certo benessere.

Elisabetta

 

La parte che mi ha colpito di più è stata quando Samia, la protagonista di questo libro, è arrivata a Pechino.
La sua impressione quando è uscita dall’auto è stata talmente tanto forte che non sapeva cosa dire: tutti quei grattacieli, tutta quella tecnologia avanzata, tutte quelle automobili e mezzi trasporto la lasciarono stupefatta perché a Mogadiscio, dove viveva lei, non esistevano queste cose. Questa parte mi ha colpito molto perché la reazione istantanea di Samia era descritta in maniera molto efficace.
Nel leggere questo libro mi sono sentito molto sconfortato per quanto è accaduto nel Mar Mediterraneo: mi sono reso conto di quanto sono fortunato ad essere nato e a vivere in un paese in cui non ci sono guerre, né malattie, né carestie.
Oggi dall’Africa si fanno trasportare illegalmente sulle coste del Mar Mediterraneo migliaia di uomini, donne e bambini: per colpa di problemi politici, religiosi e sanitari sono costretti a fuggire dal proprio paese per cercare di sopravvivere.
Secondo me, i governi dei paesi più ricchi dovrebbero cercare di aiutare i paesi più poveri dando loro le risorse per potersi sviluppare nel loro territorio ed evitare quindi l’emigrazione.

Federico

 

È difficile scegliere una parte di “Non dirmi che hai paura” che mi sia piaciuta più delle altre perché è un libro che cattura la tua attenzione dall’inizio alla fine. Se però devo fare una scelta, la parte che mi ha colpito di più è quando Samia si è avventurata nel viaggio con i trafficanti di uomini per andare alle Olimpiadi di Londra del 2012. Per Samia è stato veramente duro e faticoso. Ma l’ha superato con pazienza e con pensieri positivi. Meraviglioso e doloroso: mi è sembrato di viaggiare con lei, schiacciata tra le persone, incapace di respirare, assetata e senza sapere se avrei mai raggiunto la meta.
Pensare che questa è un storia vera è pazzesco! Noi non ci immaginiamo neanche che cosa hanno vissuto le centinaia di immigrati che continuano ad arrivare in Italia su barconi poco sicuri. Il ragazzo africano che vende gli accendini fuori del centro commerciale probabilmente ha affrontato il lungo viaggio attraverso il deserto, ha perso i familiari, subito delle violenze sia fisiche e sia psicologiche. Prima di leggere questo libro mi lamentavo come tutti dei gran numero di immigrati che incontravo per strada, ora invece penso a cosa hanno passato e sono felice che siano sopravvissuti.

Eva

 

Nel libro “ Non dirmi che hai paura” mi ha colpito molto come Samia continuasse, nonostante tutto, a seguire il suo desiderio più grande: diventare una campionessa di corsa come simbolo del suo paese.
Samia rimase molto abbattuta dopo la perdita di Alì, come allenatore e amico, e di aabe, ma nonostante l’accaduto,non perse mai le speranze.
Le emozioni che il libro emana sono tante. Per me “Non dirmi che hai paura” é tutto un’emozione, anche il titolo ne ha presente una: la paura. Samia ne ha avuta molta soprattutto nell’ultima parte del libro in cui cerca di raggiungere la barca italiana compiendo una decisione molto importante: tuffarsi in acqua e nuotare contro le onde per raggiungere la libertà.
La realtà di oggi è simile per non dire uguale a quella raccontata nel libro. Io penso che ogni persona debba raggiungere la propria felicità, serenità e libertà, senza invadere gli spazi altrui ma chiedendo semplicemente un aiuto.
In conclusione, questo libro mi è piaciuto molto sia nel modo in cui è raccontata la storia e anche per le emozioni che fa provare.

Rachele

 

Nel libro “Non dirmi che ho paura”, che abbiamo letto in classe, mi ha colpita maggiormente l’ultima parte. Samia era nel barcone diretto in Italia, si stava avvicinando la marina italiana per farla tornare indietro, ad un certo punto un signore salì sulle travi arrugginite della barca e si buttò in acqua nuotando fino alla barca. In un momento anche Samia si buttò: con il mare molto agitato era difficile nuotare, mentre tentava di arrivare alla barca della marina italiana aveva in mente la canzone che aveva scritto Hodan per lei; però tutto fu inutile e alla fine Samia morì tra le reti della barca.
La sensazione che il libro mi ha suscitato maggiormente è la forza di volontà di Samia, da quando ha iniziato a correre per raggiungere l’Europa e andare alle olimpiadi.
Oggi gli immigrati partono dal Corno d’Africa o dall’Africa centrale, la maggior parte di loro scappa, il più delle volte, da situazioni di assoluto degrado, violenza e dalla guerra. La loro è una vera e propria impresa, in quanto sono costretti a percorrere chilometri con mezzi di fortuna attraverso il deserto fino a giungere alle coste del nord Africa. Il tutto passando di mano in mano, a vari trafficanti di uomini che sfruttano la loro situazione a scopo di lucro. Il loro destino passa per le mani di queste persone e il più delle volte finisce in tragedia.

Luca

 

Nelle scorse settimane abbiamo letto in classe il libro “Non dirmi che hai paura” di Giuseppe Catozzella: questo libro racconta la storia di una ragazza somala ,Samia, e della sua personale ricerca della felicità, descrivendone la speranza, i sogni, le difficoltà e le emozioni provate nella sua vita; ma più in generale parla del sogno dei migranti che giungono nelle coste europee cercando una vita migliore.
Il libro è pieno di emozioni contrastanti tra cui felicità, la paura, e la speranza. Una delle impressioni che il libro ha suscitato in me, è il senso di ammirazioni per il coraggio dei migranti che non si accontentano ma inseguono la loro libertà.
La parte relativa al Viaggio è quella che mi ha colpito maggiormente: mi ha fatto riflettere sulla crudeltà dei trafficanti di uomini a cui non interessa se un loro fratello soffre; a loro importa solamente arricchirsi trascurando anche la pietà umana.
Questa realtà è sempre più frequente: secondo l’Unhcr infatti gli immigranti arrivati da inizio anno fino ad agosto 2014 sono stati 124 mila. Questo dato impressionante mi fa capire le difficoltà della vita di un immigrato ma anche l’immensa instabilità politica che condiziona negativamente la vita di molti africani.

Rachele

 

Per me questo libro è stato molto bello e su di me ha suscitato forti emozioni perché ha una trama drammatica ma anche di speranza. Ci sono molte parti che mi hanno colpito molto ma in particolare mi ha toccato quella in cui Samia muore annegata nelle acque del mar Mediterraneo: dopo tutti quegli anni in cui aveva sperato di arrivare in Europa per partecipare alle olimpiadi di Londra, alla fine tutti i suoi sogni sono stati infranti.
Durante la lettura di questo libro ho provato molte emozioni forti: in certi momenti ho provato felicità perché a Samia capitavano cose belle ma in altri momenti ho provato tristezza perché Samia riceveva delle delusioni e veniva a sapere qualcosa di triste.
Purtroppo la realtà di oggi non è cambiata molto: ci sono ancora molti immigrati o profughi che cercano di scappare dalla guerra per vivere normalmente e in felicità ma purtroppo, come Samia, molte altre persone muoiono di fame e di sete cercando di raggiungere le coste italiane. Purtroppo fino a quando ci saranno i movimenti integralisti continueranno ad esserci i profughi in Italia.

Alessandro

 

Il libro narra di una ragazza di nome Samia che vive a Mogadiscio, capitale della Somalia, un Paese di guerre e corruzioni. Lei ha un’irrefrenabile voglia di correre e fa della corsa il suo obiettivo. Samia vince numerose gare provinciali e regionali, partecipa alle olimpiadi di Pechino. Quando però si trasferisce ad Addis Abeba pensando di trovare un allenatore si accorge che non può allenarsi perché i documenti di espatrio dalla Somalia non sono ancora arrivati, quindi fino è una tahrib, una clandestina. Così deve rimanere a lungo nascosta in uno Stato che non è il suo. Finché non si decide a partire per il “Viaggio” che l’avrebbe portata in Europa. Il viaggio è molto duro ed è nelle mani dei trafficanti di uomini: tra le emozioni di Samia sembrano prevalere la paura, se non il terrore, e lo smarrimento. Anche se il suo viaggio dura un po’ più di un anno (rispetto ad altri attraversamenti questo è tra i più brevi) attraversa vari luoghi tra cui il deserto del Sahara, la tappa più lunga e complicata. Samia però non riesce a raggiungere le coste italiane. La parte che mi ha colpito di più è stata quando Samia decide di partire per il “Viaggio” da Addis Abeba, perché rispetto alla realtà di oggi il fatto che qualcuno sia costretto ad abbandonare il proprio Paese mi sembra una verità distante e irreale. Pur non essendo questo il primo racconto che leggo sul tema dell’ immigrazione, non mi pare vero che per arrivare fino a qui in Europa, molte persone rischino la vita.

Cristiana

 

Questo libro parla principalmente di Samia Yusuf Omar, una ragazza somala che è un portento nella corsa. Samia nasce nel 1991 a Mogadiscio poche settimane dopo l’ inizio della guerra. Ha un sogno: diventare una campionessa mondiale di corsa. Ha un migliore amico Alì che diventerà il suo allenatore.
Samia non segue le regole del Corano, infatti corre senza velo islamico. Quando era ancora piccola il suo amico Alì si trasferisce, decide di fuggire per entrare in Al-Shabab, un gruppo integralista islamico. Samia partecipa a varie corse fino a raggiungere il suo obbiettivo nel 2008, quando compete nelle Olimpiadi di Pechino.
Nella sua vita accadono varie sorprese, alcune belle e altre brutte. Ad esempio la morte di suo padre – che era la persona più cara a Samia – per colpa di un attentato al mercato principale di Mogadiscio: quando Samia scopre che ad uccidere suo padre è stato un soldato incaricato da Alì lei decide di affrontare il Viaggio che l’avrebbe portata in Europa. Samia è morta nel Mar Mediterraneo nel 2012.
La parte che mi ha colpito di più è quando racconta di come il Viaggio cambia le persone, come si diventa più meschini e individualisti. Mi ha suscitato emozioni contrastanti: mi sono arrabbiata con l’Europa perché non aiuta gli immigrati e non si organizza per accoglierli, ma anche disprezzo nei confronti dei mercanti di uomini.
Purtroppo la situazione attuale è la stessa di quando è morta Samia. In questo momento quante persone stanno morendo per un po’ di libertà?

Emma

 

La parte che mi ha colpito di più è stata l’attraversata del Mediterraneo e la morte di Samia. Ho scelto questo episodio perché è molto avvincente in quanto si spera fino all’ultimo momento che Samia possa arrivare sulla barca italiana giunta per salvare i migranti.
È la parte più carica di emozioni di tutto il libro: in poche righe si vivono la gioia per l’arrivo della nave italiana, la paura che Samia non si possa salvare, la commozione e la tristezza quando si scopre che lei è morta.
Oggi i migranti rischiano meno la vita nel Mediterraneo perché in Europa è stata approvata l’operazione “Mare Nostrum” che si occupa di salvare le vite degli immigranti a bordo dei barconi con navi della Marina Militare Italiana. Nonostante questo continuano a morire persone in mare perché l’Italia da sola non è in grado di gestire tutto il traffico dell’immigrazione. Alcuni parlamentari giudicano il governo e l’operazione Mare Nostrum non sufficienti per gestire i flussi migratori e per tutelare la vita dei migranti. Io, invece, guarderei il bicchiere mezzo pieno: quanti uomini e donne sono stati salvati finora dall’Italia?

Matteo

 

Questo libro innanzi tutto mi ha fatto riflettere su vari spetti della realtà vista dagli occhi in questo caso di Samia, gli occhi di una ragazza che ha visto in prima persona la morte e ci ha potuto raccontare cosa vuol dire essere nati nel posto sbagliato, al momento sbagliato.
La parte che più mi ha colpito è stato il viaggio di Samia verso le terre italiane, perché mi ha fatto riflettere su cosa vuol dire davvero soffrire: io fino ad ora non lo avevo capito. Inoltre questa parte mi ha colpito perché i passaggi erano ben chiari e le emozioni erano ben spiegate: mi ha appassionato!
Di preciso la parte che però mi ha più appassionato è stata quella in cui Samia deve sostare nei carceri perché mancavano i soldi per partire: questo mi ha fatto capire quanto i migranti debbano sacrificarsi per un viaggio che costa un cifra esorbitante.
Questo libro mi ha invogliato a leggere per via del lessico ricercato e in lingua originale, come aabe che significa padre, e per la vicenda narrata che pur essendo drammatica è stata allo stesso tempo avventurosa. Mi ha sicuramente aperto il cuore e mi ha fatto riflettere sul nostro atteggiamento verso gli immigrati di oggi.

Francesco

 

Il libro “Non dirmi che hai paura” di Giuseppe Catozzella mi è piaciuto molto perché mi ha fatto capire quanta strada devono fare gli immigrati per arrivare in Italia e come funziona il Viaggio da Addis Abeba alle coste della Libia.
La parte che mi ha colpito di più di tutto il libro é stata quella in cui Samia affronta il VIAGGIO: in particolare il punto in cui lei viene trasportata all’interno di un container e lo descrive come una fornace perché le pareti erano caldissime e bisognava ogni tanto spostarsi per non rimanere ustionati.
Questo libro mi ha trasmesso delle emozioni forti: timore, perché in certi punti del libro Samia rischia la vita; gioia, perché è quasi riuscita ad arrivare in Italia; altruismo, perché quando era sul barcone per arrivare in Italia aiuta un’amica portandole un bicchiere d’acqua.
La realtà di oggi è ancora peggiore: adesso gli immigrati sono trattati in modo peggiore perché fanno un viaggio così lungo senza cibo né acqua, solo i più forti riescono ad arrivare in Italia mentre più di metà muoiono nel tratto di viaggio dal loro paese alle coste Mediterraneo oppure nei barconi dalla Libia a Lampedusa.
Secondo me, la cosa migliore da fare per finire questa serie infinita di morti è portare pace e più aiuti umanitari nei paesi disagiati; purtroppo il problema è che i paesi ricchi non si interessano per nulla della situazione dell’Africa.

Filippo

 

In questo libro la parte che mi ha colpito di più è il viaggio che compie Samia per andare via dalla Somalia . Nell’ultimo capitolo del libro Samia fa diverse tappe prima di imbarcarsi nel barcone che la condurrà in Europa. La cosa però che mi ha colpito di più è quando lei si getta in acqua per raggiungere la nave italiana: sfinita dallo stare in acqua lei muore però il suo sogno di vedere il mare è stato esaudito. Le ultime parole del libro sono forti e ti fanno emzionare.
Grazie a questo libro si può capire la realtà di oggi perchè la storia narrata è veramente accaduta nella realtà. Ci sono moltissimi migranti che con l’aiuto dei trafficanti migrano verso l’Italia. Ma perchè vanno via dalla loro patria? Di solito le cause della loro emigrazione sono dovute ai problemi che ci sono nel luogo in cui vivono: loro cercano di inserirsi nel paese in cui arrivano (l’ Italia ) e trovare un lavoro. Certe persone guadagnano pochissimo, però fanno sacrifici per mandare un po’ di denaro alla famiglia che hanno lasciato a casa propria. Altri però non son cosi fortunati da trovare lavoro, solitamente sono le persone che vediamo per strada a chiedere l elemosina o quelli che cercano di vendere piccoli oggetti insignificanti.

Flora

 

La storia di Samia racconta, oltre una vicenda stupenda e sentimentale, anche vari problemi che danneggiano l’Africa.
Samia è una ragazza di famiglia povera con la passione della corsa: fin da piccola correva in uno stadio vecchio e demolito dalle bombe. Vinse la gara di Mogadiscio con le poche energie che aveva in corpo e l’amico Alì, diventato poi suo allenatore, che per lei era come un fratello.
Non tutta la vita di Samia filò liscia: proprio mentre le cose andavano bene, morì suo padre; a Mogadiscio prese il potere Al-Shabab, un’organizzazione integralista, ed istituì leggi islamiche che le impedivano di fare molte cose normali: ascoltare la musica, vestirsi senza il burqa ecc.
Decise di gareggiare a Gibuti; nel frattempo il suo amico allenatore Alì scappò da Mogadiscio per problemi di etnie e lei rimase sola senza allenatore. Il capo dell’organizzazione sportiva somala la convocò per le Olimpiadi di Pechino; lei, senza indugio, partì per questo memorabile viaggio che la portò a scoprire la libertà. Samia racconta le Olimpiadi di Pechino come un evento in cui le differenti popolazioni promuovono la pace e la fratellanza con competizioni amichevoli.
Dalle Olimpiadi tornò perdente. Una giornalista le propose di andare ad Addis Abbeba dove un allenatore si sarebbe occupato della sua preparazione. Samia partì, ma una volta arrivata lì, si scoprì una tahrib, clandestina, e decise di raggiungere sua sorella in Europa. Così intraprese un lungo viaggio organizzato da trafficanti di uomini, in condizioni miserabili.
Il barcone dove viaggiava venne rintracciato dalla guardia costiera italiana che, per timore che gli immigranti si buttassero in acqua, lanciò delle funi in mare aperto. Samia desiderosa di salvezza si buttò in mare nel tentativo di raggiungere le funi ma travolta dalle onde morì.

Barnaba

 

Nel complesso il libro che abbiamo letto in questo mese è stato molto interessante e ricco di informazioni: ci ha reso consapevoli del fatto che nel mondo non esiste solo l’amore e la pace.
Leggendo tutto il libro, mi ha colpito in particolare il viaggio di Samia: non avrei mai immaginato tutto ciò che veniva raccontato, non ne ero per niente consapevole. Mi fa rabbrividire il pensiero che delle persone si facciano sottomettere, si facciano trattare come spazzatura e mettano la loro vita nelle mani di persone meschine, come i trafficanti di uomini, che hanno solo fame di denaro. La maggior parte di questi “fuggitivi” lo fa per le situazioni politiche ed economiche instabili del Paese: obbligati a scappare dalla propria casa, dalla propria vita, ma soprattutto, dalla propria famiglia.
Questo libro mi ha fatto suscitare un grande senso di colpa: adesso odio di me stessa, il fatto di lamentarmi delle cose che ho, cose di cui, quelle persone, non sanno nemmeno l’esistenza. Sono solo persone che hanno bisogno di aiuto, ma noi sappiamo solo voltar loro le spalle, dargli nomignoli razzisti e abbiamo il coraggio di essere fortemente egoisti.
Questo libro parla di una storia accaduta pochi anni fa, ma questo non vuol dire che la situazione sia migliorata: i gruppi integralisti di Al-Shaabab esistono ancora, esistono ancora i trafficanti di uomini, ed esistono ancora persone che cedono la loro dignità in cambio di una speranza, in cambio della libertà.

Chiara

 

“Non dirmi che hai paura” è il nuovo libro dello scrittore Giuseppe Catozzella che parla di un bambina, Samia, con il grande sogno di correre alle olimpiadi. Questo sogno, però, non potrà essere realizzato a causa di un problema: Samia abita a Mogadiscio, dove è sempre più preda dell’irrigidimento politico e religioso. Ma lei ha sempre guardato oltre, dove gli occhi di molti somali non possono guardare, ed è questa la parte che mi ha colpito del libro: la forza di volontà di Samia. Il libro, infatti, è un intreccio di emozioni forti: l’abbandono del migliore amico, Alì, la morte del padre di Samia, l’abbandono di sua sorella e l’affrontare il Viaggio da sola rendono questo romanzo più ricco di molti altri.
Questo libro, però, non è solo un romanzo ma dentro di sé contiene una vera storia, quella di Samia, e la situazione dell’Africa centrale. La realtà di oggi è ricca di problemi, tra cui l’ attraversamento del Mediterraneo: solitamente, infatti, i capitani dei barconi sono minorenni non consapevoli delle loro azioni e ingannati dai trafficanti. Questo fa sì che i capitani vadano in prigione e che debbano pagare multe molto alte.

Claudia

 

La parte che mi ha colpito maggiormente del libro “Non dirmi che hai paura” di Giuseppe Catozzella è il Viaggio della “piccola guerriera” Samia in cui si racconta il percorso intrapreso dalla ragazza per raggiungere l’Europa, viaggio che purtroppo non riuscirà a portare a termine.
Gli episodi in cui si parla del lungo Viaggio mi hanno trasmesso una forte compassione per la ragazza e un senso di commozione per le torture che deve subire durante i trasferimenti nei quali viene tratta come un animale, un hawaian.
Nel corso della migrazione Samia deve imparare a controllare la paura e le emozioni, in particolare la tristezza e la rabbia verso le guardie dei due carceri in cui viene costretta a rimanere per alcune settimane.
Le descrizione delle detenzioni mi hanno particolarmente commosso: ho provato una profonda tristezza verso le persone che venivano picchiate e maltrattate durante il disperato tentativo di raggiungere l’Europa e la libertà scappando dal loro Paese e sapendo di andare a vivere come clandestini, tahrib.
La situazione odierna non è affatto cambiata, forse è anche peggiorata. Bisogna porre fine a questi continui sbarchi e bisogna invitare gli stati più ricchi ad aiutare questi popoli poveri, disperati, oppressi e indifesi.

Davide

 

Non c’è da mettere in dubbio che il libro “Non dirmi che hai paura” sia emotivamente bello, però a me non è piaciuto affatto. Oltre a non essere il mio genere non mi sono piaciuti i modi con cui lo scrittore descriveva i luoghi del tragitto di Samia.
Tutto sommato la parte che mi è piaciuta di più è stata la prima, dove viene descritta la vita di Samia a Mogadiscio: qui la vita descritta mi sembrava ancora più difficile del viaggio da Mogadiscio al “salvataggio” della guardia costiera italiana.
Le emozioni più forti le ho recepite soprattutto nella parte dove vengono descritte le olimpiadi di Pechino: è che lì si comprende veramente come la vita in Somalia sia veramente difficile a causa della povertà e anche a causa delle guerre.
L’immigrazione in Italia, è un fenomeno recente, che ha cominciato a raggiungere grandi dimensioni all’incirca nei primi anni Settanta; per poi diventare un fenomeno caratterizzante della popolazione italiana nei primi anni del XXI secolo. Nel 2012 l’Italia era il terzo Paese europeo per numero assoluto di stranieri residenti ed inoltre, secondo i dati Istat, alla data del 1º gennaio 2013 risultano residenti in Italia 4.370.317 stranieri.

Lorenzo

 

Due mesi fa in classe abbiamo incominciato a leggere un libro di narrativa di Giuseppe Catozzella intitolato “Non dirmi che hai paura”. Racconta la storia di Samia, una ragazza somala che ha il sogno di diventare un’atleta. Nella sua infanzia a farle compagnia ci fu Alì che condivideva la casa con lei: era il suo migliore amico quasi come un fratello. Purtroppo in quel periodo in Somalia erano presenti molti conflitti da parte di movimenti fondamentalisti, in particolare Al-Shabab. Questo movimento impose forti regole e limiti alla Somalia e Samia capì che in quel luogo non avrebbe potuto mai fare carriera. Così tradendo la sua promessa decise di partire e compiere Il Viaggio per seguire sua sorella. Fortunatamente riuscì ad arrivare fino a Tripoli sana e salva ma…nel bel mezzo dell’attraversamento del Mar Mediterraneo la sua imbarcazione venne scoperta dalle barche italiane. Samia con la voglia di essere libera si buttò in mare per raggiungere gli italiani e affogò.
Sarebbe banale dire che la parte che mi ha colpito di più è stata la fine, ma è così. Quella è la parte più emozionante di tutto il libro dove ti rendi conto che la vita non è un film: in un film Samia avrebbe raggiunto sua sorella, avrebbe vinto le olimpiadi e sarebbero vissuti tutti e felici e contenti. Ma nella realtà di oggi la vita non è così e Samia dopo aver vissuto anni e anni di speranza e sofferenza, quando è a un passo dalla salvezza, muore.
Forse in molti avranno detto che avrebbe fatto meglio a rimanere in Somalia non sentendosi se stessa, piena di limiti. E invece no,Samia decide di provare a realizzare il suo sogno: ha creduto in se stessa e ha detto: “Voglio partecipare alle olimpiadi di Londra del 2012”. Non è andata così, però almeno ha avuto la forza di provaci e non arrendersi anche quando il traguardo sembrava lontanissimo. Come le diceva suo padre, è una vera guerriera: è dalle prove che si affrontano nella vita e dalla forza con cui si superano e ci si rialza che si vede se lo si è o no. Beh, Samia lo è!
Le emozioni che ho provato leggendo questo libro sono state rabbia e tristezza poiché alla fine ti poni molte domande: perchè proprio a lei? Perchè Al-Shabab fa così? Cosa aveva fatto di male per meritarsi questo? Alla fine credo che le cose se succedono, succedono per un motivo e se Samia è morta a me piace pensare che l’abbia fatto per noi e per farci capire l’importanza della vita e per spingerci a vivere ogni momento al massimo credendo nei propri sogni.

Lara

 

L’ episodio che più mi ha colpito in questo fantastico libro di G. Cattozzella, “Non dirmi che hai paura”, è stato quello in cui Samia si trova sul barcone che l’avrebbe dovuta portare in Italia. Appena al largo dalle coste italiane, il motore della barca si guasta e tutti entrano nel panico per circa 15 ore. Ad un certo punto arriva la Marina Italiana in soccorso, ma sta ad una distanza di circa 50 m. dal barcone; sembra quasi non voglia aiutarli. Tutti a bordo esultano dalla gioia e succede una cosa eclatante: i clandestini si buttarono in acqua per cercare di raggiungere a nuoto le funi della nave italiana. Anche Samia si butta insieme agli altri contro il volere della zia Mariam. Samia non riesce a salvarsi e il 2 aprile 2012 muore.
Questa pagine mi hanno molto emozionato poiché raccontano una storia vera. Anche oggi spesso sentiamo al telegiornale notizie drammatiche di emigranti che non riescono ad arrivare in Italia proprio perché la loro imbarcazione affonda oppure che raggiungono la “salvezza” e vengono ospitati nei centri di accoglienza. Spero che in futuro le cose cambino, che non ci siano più morti e che il problema dell’immigrazione venga gestito in modo migliore.

Giacomo

 

Questo libro racconta la storia molto toccante di una ragazza di nome Samia che proviene dalla Somalia, e di come lei, i suoi fratelli e le sue sorelle desiderino un’Africa libera dalle guerre.
Samia è una ragazza piena di desideri, ma quello più forte che la “tormenta” giorno e notte dall’età di 7 anni è la corsa e le olimpiadi. Ma la realtà che vive lei non è per niente facile: non le permette di allenarsi al meglio per colpa del coprifuoco e in più in generale il suo stato non permette alle ragazze come lei di trascorrere del tempo a correre senza dei veli a coprire il volto e gli arti.
La parte che più mi ha colpito è quella in cui Samia si trova su uno di quei barconi che trasporta gente che come lei proviene dal corno d’Africa o più in generale dall’Africa centrale, e si tuffa in quel mare. È un mare di emozioni che non riesce a esprimere.
La realtà di oggi purtroppo è questa: attraversare l’Africa settentrionale non è per niente facile, come anche sopportare i trafficanti di uomini e sentirsi oggetti, sbattuti di qua e di là in tanti diversi mezzi di trasporto che non sono per niente dignitosi.

Simone

 

Ogni anno a scuola c’è un ora di di narrativa dove si leggono libri. All’inizio di quest’anno abbiamo letto un libro di Giuseppe Catalozza, che parlava di una ragazza africana di nome Samia che vuole correre per il suo paese, la Somalia, e riesce anche a partecipare alle Olimpiadi di Pechino del 2008.
Le parti che mi hanno colpito di più sono state tante, per esempio quando descrive la vita nel suo quartiere insieme al suo migliore amico Alì; quando parla di lei e di sua sorella Hodan e del loro forte legame; il suo rapporto con il padre che la sosteneva sempre; la sua passione per la corsa e di tutte le sue difficoltà per essere un atleta nel suo paese sempre in guerra e sotto il potere degli estremisti.
Per quanto riguarda le emozioni questo libro mi ha soprattutto colpito alla fine, nelle pagine in cui Samia riflette se buttarsi in acqua per raggiungere le funi della barca italiana o rimanere nel barcone e ritornare indietro: questo momento mi ha messo molta ansia.
La realtà al giorno d’oggi non mi sembra per nulla diversa da quella che ha descritto l’autore nel libro. La Somalia è un paese sempre in guerra e sotto il dominio di estremisti che impongono le loro restrizioni.

Mattia

 

Il libro di Giuseppe Catozzella intitolato “Non dirmi che hai paura” racconta di una ragazza di nome Samia proveniente da Mogadiscio che per coltivare il suo sogno, la corsa e le olimpiadi di Londra del 2012, è disposta a sacrificare anche la sua vita. Tutto inizia a Mogadiscio quando Samia grazie al suo amico Ali riesce ad allenarsi e a vincere le prime gare cittadine, guadagnandosi così un posto all’interno della squadra olimpica di Mogadiscio.
La parte di questo libro che mi ha maggiormente colpito non è tanto la storia in sè ma soprattutto la voglia e il coraggio che questa ragazza mette per portare a termine il suo obbiettivo.
Lo scrittore di questo libro mette in risalto pochi dei problemi che sono affrontati nella vita quotidiana delle persone che purtroppo vivono nei paesi poveri: possiamo trovare come problema la discriminazione delle donne che, ad esempio, sono costrette a indossare il burqa; inoltre l’azione dei movimenti fondamentalisti, come Al-shabab che procura a Samia un profonda tragedia (la morte del padre ); un altro problema che viene affrontato riguarda il viaggio che devono compiere i migranti dalla loro terra fino alle coste siciliane, viaggio che non sempre giunge a conclusione. Questo libro affronta le difficoltà delle persone di paesi poveri e grazie a esso ho potuto capire i problemi vissuti!

Giulia

 

Il libro “Non dirmi che hai paura” parla della storia di una ragazza: Samia. Lei affronta una vita difficile: il suo sogno è quello di arrivare alle olimpiadi del 2012 di Londra ed è per questo che deve affrontare un lungo viaggio, ma il suo sogno non riuscirà alla fine a realizzarsi.
La parte che mi ha colpito di più è appunto quella del viaggio, perché si parla di una vera e propria avventura con un finale molto drammatico e inaspettato: la morte di Samia.Questa parte mi ha coinvolto davvero molto rispetto alle altre che non mi sorprendevano poi così tanto, a parte qualche pagina come per esempio la morte di aabe o quando Samia e Alì si trovano di fronte alla banda di Al-Shabaab.
Questo libro fa suscitare molte emozioni.A me ha fatto provare tristezza e pietà verso Samia, ma anche suspense in certe parti del libro (quelle citate prima per esempio).
Il libro parla di periodo molto recente per cui oggi non è cambiato nulla: nella scheda consegnata in classe viene sottolineato lo sfruttamento dei minorenni nel trasporto dei migranti in mare. È in questo modo così meschino che i veri responsabili, i trafficanti di uomini, evitano di finire in prigione.

Francesco

 

Del libro “Non dirmi che hai paura “di Giuseppe Catozzella mi ha colpito e che ho trovato molto significativa la parte conclusiva. Qui viene raccontata la fine del viaggio di Samia che, ad una prima e non attenta lettura, mi è sembrata inverosimile rispetto alla vera storia di Samia: lo scrittore racconta infatti che Samia riesce ad aggrapparsi ad una delle funi gettate in acqua e a issarsi sulla barca italiana. In realtà Samia muore affogata. Al momento della seconda rilettura ho però capito: Samia muore ma non la sua anima e i suoi sogni che, accompagnati dalla canzone di Hodan, viaggiano e continuano a viaggiare verso l’alto, verso il cielo “come un cavallo alato” che “corre come se non dovesse arrivare in nessun posto”.
Il libro mia ha suscitato anche molte emozioni e mi ha fatto capire la situazione di degrado e povertà presenti tuttora in Africa. Ho apprezzato molto il carattere di Samia, forte, energico e testardo che mi hanno fornito un esempio anche per la mia vita: se hai un desiderio non avere paura di realizzarlo e mettiti in gioco!
Fra i tanti sentimenti suscitati, come tristezza e paura per la morte di aabe Yusuf, e stupore per l’improvviso tradimento di Alì che entra a far parte di Al-Shabaab, mi ha colpito l’improvvisa ma necessaria scelta di Hodan e di Samia di intraprendere il Viaggio.
La realtà di oggi dell’Africa è poco o per niente cambiata dalla situazione descritta nel libro: povertà, paura, degrado, instabilità e insicurezza caratterizzano anche oggi questo continente. Molti sono infine i profughi che viaggiano in cerca di una vita migliore, molti sono però anche quelli che non ce la fanno.

Alessandro

 

Il libro “Non dirmi che hai paura” di Giuseppe Catozzella è un racconto basato su una storia vera che vede come protagonista Samia, ragazza africana residente a Mogadiscio.
Tra le parti che mi sono piaciute di più , una di esse mi ha colpito particolarmente e si trova tra l’inizio e la metà del libro. Come al solito il padre di Samia, Omar Yusuf, e il padre di Alì, Yassin, erano andati al mercato. Dopo essere entrati in un bar sentono degli spari e vedono quattro militari hawiye che cercavano un darod: Yassin appunto. Lo indicano e gli sparano contro ma aabe Yusuf lo difende ferendosi al piede. Da quel giorno aabe si è sentito una nullità poiché non ha più potuto contribuire al sostentamento della sua famiglia. Mi ha colpito l’atteggiamento avuto da Yusuf dopo la sparatoria, come se senza l’ utilizzo del piede non potesse fare niene, quando invece il problema è minore di quello che sembra, come aveva detto a Samia qualche giorno prima.
Le emozioni suscitate durante la lettura del libro sono state molte e contrastanti: dalla gioia per la vittoria di diverse gare da parte di Samia, alla paura del suo incontro con Ahmed, dallo stupore dell’incontro finale con Alì e il Viaggio attraverso il Sahara, alla tristezza e compassione durante la sua morte.
Al giorno d’oggi ci sono molti immigrati che affrontano delle sfide sovraumane che neanche riusciamo a immaginare e che come per Samia, per un sogno, hanno rischiato o addirittura perso la vita.

Arianna

 

Questo libro mi è molto piaciuto sia per la storia raccontata, sia per come è stata argomentata. Questo racconto mi ha colpito soprattutto perché tratta la “realtà di oggi”, cioè un problema che tutt’ora persiste in Italia e in tutta Europa.
La parte che mi ha colpito è stata la partenza improvvisa di Alì: non mi aspettavo che un ragazzo così legato a Samia potesse lasciarla di punto in bianco senza neanche salutarla. Legato a questo mi ha colpito il successivo ritorno a casa di Alì dopo diversi anni: era cambiato molto, ma soprattutto era entrato a far parte di Al-Shabab.
La parte che invece mi è piaciuta di più è stata quando la protagonista ce l’ha mette tutta e riesce quasi sempre a vincere le gare di atletica del suo paese: la Somalia. Il suo sogno è quello di partecipare alle Olimpiadi di Pechino del 2008 e di Londra 2012. Alla prima Olimpiade partecipa nella gara dei 200 m. e, purtroppo, arriva ultima in batteria facendo il suo miglior tempo: 32,16 s.
Samia esprime emozioni molto forti: grazie ad esse riesce a superare tutte le difficoltà che incontra, come ad esempio Il Viaggio o le Olimpiadi, e affrontare momenti tristi come la morte di suo padre, la partenza improvvisa di Ali e successivamente quella della sorella.

Luca

 

La parte che mi ha interessato di più è stata quando Samia si è gettata dalla barca, perché è la parte cruciale del libro. Quando sembrava tutto volgersi per il meglio, è accaduto quello che non mi aspettavo: speravo per Samia potesse avverarsi il sogno, cioè gareggiare alle olimpiadi di Londra, a fianco a Mo Farah.
Le emozioni che mi ha suscitato la lettura di questo libro in questi mesi sono state in parte positive, come ad esempio l’amore di Samia per la famiglia e la nascita della figlia di Hodan, in parte negative, come il racconto del viaggio da Addis Abeba fino a Tripoli in cui i trafficanti chiamano “animali” e picchiano gli esseri umani quando capiscono che quelle persone povere non pagheranno per il viaggio. Il libro fa capire quanta follia ci sia negli uomini.
Il viaggio che compie Samia per arrivare in Europa si addice alla realtà, perché tuttora le persone che vogliono scappare dall’Africa per motivi propri (guerra, religione, politica, ecc) vedono la vicina Europa come la terra promessa, un mondo dove poter vivere in pace e lavorare per poter così aiutare la propria famiglia.

Miguel

 

Il libro “Non dirmi che hai paura” parla di una ragazza somala di nome Samia, della sua storia, della sua vita, di come sia complicata la situazione africana e di come sia impossibile perseguire un sogno in un paese come l’Africa.
La parte che mi ha colpito di più è stata quella in cui Samia per la prima volta vince la gara annuale di corsa nel suo paese: mi ha colpito perchè lei si era impegnata molto per raggiungere questo obbiettivo e poi c’è riuscita. Questo mi ha insegnato che tutti noi possiamo realizzare i nostri sogni se lo vogliamo veramente e che, come lei, dobbiamo combattere, non farci influenzare da quello che dicono gli altri e impegnarci!
Leggendo questo libro ho provato emozioni molto forti: apprensione, stupore , tristezza. Il libro è molto dettagliato, utilizza espressioni forti che colpiscono tantissimo, apre proprio gli occhi su una realtà completamente diversa dalla nostra, una realtà che noi – fortunatamente – neanche immaginiamo. Come dicevo, la reatà di oggi è davvero terrificante perchè mi sembra impossibile che ancora si possano trattare delle persone come animali e che le si lasci morire nei deserti o nei mari. Io penso che siamo tutti uguali: ormai la nostra mentalità si è evoluta tanto da dimostra che le persone che si credono più forti sono, in realtà, le più deboli.

Lucrezia

 

Il libro “Non dirmi che hai paura” di Giuseppe Catozzella è molto profondo e significativo, ricco di informazioni e dettagli sulla vita della popolazione africana, in particolare di quella somala.
La parte che più mi ha colpito è stata quando Samia intraprende il suo Viaggio: le difficoltà affrontate, la paura, le tante domande e l’emozione di esporsi a una nuova vita, più ricca e con sogni che possono diventare realtà. La cosa però che ancor di più mi ha sorpreso è stata il carattere di Samia: la volontà e la determinazione con cui affronta le difficoltà e la grande passione che mette in tutto ciò che fa, in particolare nella corsa.
Le emozioni che suscita questo libro sono molte: lo stupore nei momenti in cui Samia o altri personaggi prendono decisioni, la gioia quando Samia riesce a correre nelle olimpiadi, la tristezza nel momento della morte del padre e nella morte stessa di Samia.
Questo libro riporta alcuni aspetti della realtà di oggi tra cui uno citato in precedenza: la vita della popolazione africana, i fatti, le azioni descritte nei particolari del viaggio per arrivare in Italia e il modo in cui vengono trattate le persone che affrontano questa dura prova.

Eleonora

 

A scuola, negli ultimi tempi, abbiamo letto “Non dirmi che hai paura”, un libro di Giuseppe Cattozzella. Esso presenta la storia di Samia Yusuf Omar, ragazza di Mogadiscio che adora correre, ragione per la quale arriverà alle Olimpiadi di Pechino del 2008 e, successivamente, intraprenderà il viaggio per l’Europa. Il libro è tratto da una storia vera.
La parte che più mi ha colpito è stata quando è descritto il degrado presente nel conteiner che Samia e altre 220 persone usano per attraversare la Libia: le persone sono tutte strette, non ci sono posti a sedere e le pareti metalliche scottano; l’unico cambio d’aria lo dà una piccola fessura vicino al tetto del container. Mi ha più disgustato leggere che le persone impotenti si vomitano addosso e che quello stesso vomito, dopo qualche ora, evapora e lascia un “puzzo” nauseabondo. Ma questa è la realtà di oggi: persone che sono disposte a questo pur di venire da noi.
Il libro ha suscitato in me varie emozioni: la prima è il senso di libertà che Samia prova nel correre, la seconda è proprio il contrario ovvero il senso di impossibilità e schiavitù che Samia prova ad esempio nell’episodio nel conteiner oppure quando viene ucciso il padre.

Francesco

 

Durante quest’ultimo mese abbiamo letto in classe “Non dirmi che hai paura”, un libro molto interessante di Giuseppe Catozzella. Mi ha impressionato molto la parte in cui Samia, la protagonista, intraprende il suo “Viaggio”: sono rimasto colpito da questa parte del racconto perché mi ha fatto capire come e con quanti sforzi gli africani arrivano qui in Italia e quanti sono i pericoli a cui vanno incontro intraprendendo il loro “Viaggio”.
Questo libro suscita molte e varie emozioni: la tristezza, la nostalgia e anche la felicità. A me ha suscitato principalmente tristezza e paura perché spesso racconta di momenti molto tristi o di circostanze molto pericolose. Nel momento in cui leggevo mi sono immedesimato nel personaggio e così facendo ho potuto provare alcune delle emozioni raccontate.
Inoltre da questo libro ho conosciuto la realtà dei fatti che è anch’essa molto triste: gli africani farebbero qualsiasi cosa per scappare dalle loro condizioni di vita, infatti si sottopongono a numerose sfide e avversità rischiando spesso la vita e così facendo molte persone muoiono. Inoltre questi uomini e queste donne si fanno trattare come degli animali dai trafficanti: ciò è profondamente sbagliato perché anche loro, come noi, sono delle persone e in quanto tali devono essere rispettate.

Jacopo

commenti
  1. Eleonora Filippini ha detto:

    Anche da parte mia.
    Ele

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