“La più grande e vera disabilità è l’indifferenza”

Pubblicato: 5 giugno 2010 in News

Alcune considerazioni “a caldo” dopo un laboratorio creativo (e un’esperienza importante!) svoltosi in classe con i ragazzi diversamente abile dell'”Opera don Orione” di Chirignago.

“Disabile, disabilità”. Se cerchi questi due sostantivi nel dizionario della lingua italiana troverai la definizione: “Senza abilità o fatto inabile”. Affermazione che appare giusta, ma che dopo un’esperienza come quella vissuta dalla classe IA diventa assurda.
Lunedì 19 aprile 2010 io e la mia classe, attraverso un laboratorio manuale sulla costruzione dei fiori, abbiamo conosciuto cinque ragazzi diversamente abili di nome Cristian, Luca, Enrico, Mara, Michela e i loro istruttori, Graziano e Marina. Insieme abbiamo costruito dei magnifici fiori di ornamento in ben quattro ore. In questo arco di tempo, tuttavia, questi ragazzi ne avrebbero costruiti dieci!
In queste quattro ore oltre a “costruire” abbiamo anche conosciuto i ragazzi diversamente abili. La classe era divisa in cinque gruppi e con me, Camilla, Fosca e Marco, c’era Cristian. All’inizio era timido ma dopo una lunga conversazione ci ha confessato di essere un tifoso della Juventus, cosa che ci ha fatto discutere di calcio.
Mentre lavoravo insieme a loro ho capito che la parola “diversamente abile” aveva un significato particolare e non era un termine che sostituiva “handicappato”. Mi sono venuti molti dubbi sulla parola “disabile” e sul suo reale significato, ma a chiarirmi tutto è stato un gesto di Cristian: mentre il mio gruppo scherzava Cristian si era sentito escluso e per partecipare ha fatto sbagliare di proposito Marco. Tutto si è concluso con una bella risata!
Questa esperienza mi ha aperto gli occhi ma per sapere veramente cosa si prova nell’essere diversamente abile bisognerebbe mettersi nei loro panni.
La frase “La più grande e vera disabilità è l’indifferenza” significa che anche i ragazzi disabili sono persone e se non li apprezzi la tua disabilità è maggiore della loro: sei indifferente!

Andrea

Io, lunedì 19 aprile 2010, a scuola, ho fatto la conoscenza dei ragazzi dell’“Opera don Orione” di Chirignago. Ci siamo incontrati pressappoco alle 10:00, si sono presentati e ci hanno spiegato cosa dovevamo costruire.
Dopo averci detto come maneggiare il materiale ci siamo messi subito al lavoro. I ragazzi costruivano così bene che non mi accorgevo che erano ragazzi diversamente abili.
La professoressa d’arte Cristina Papaccio ci ha diviso in quattro gruppi ed ha assegnato ad ogni gruppo un ragazzo disabile. Nel mio gruppo c’era Michela, una ragazza di 27 anni: le piacevano le mie scarpe e ogni volta che camminavo mi guardava.
In quel giorno ho provato tanta gioia nel lavorare con quei ragazzi. Io rifarei l’attività con i ragazzi ma costruendo oggetti differenti. Non ho mai fatto un’ esperienza così con ragazzi diversamente abili. Mi sono divertita tanto.
E comunque vorrei che questi ragazzi facessero “felice la gente” con le loro “Opere d’arte”.
Noi in quel magnifico giorno abbiamo costruito un fiore di calza con molta cura: io sono stata aiutata da Michela! Dopo l’ho regalato a mia mamma che è stata molto contenta di quel fiore e non credeva che l’avessi fatto io.
Tutti i miei amici e parenti mi hanno fatto i complimenti: lo volevano tutti ma alla fine è restato a casa mia, sopra comodino nella sua camera da letto. Adesso ogni volta che passo mi ricordo di tutti i ragazzi e di tutto l’amore che ho messo in quel fiore mentre lo stavo costruendo.
Spero che quei ragazzi siano molto felici!

Lucrezia

La mattina del 10 aprile, nella nostra classe, abbiamo incontrato alcuni ragazzi diversamente abili dell’Istituto “Don Orione” di Chirignago con cui abbiamo creato dei magnifici fiori fatti di fil di ferro, stoffa (calzini) e carta crespa. Questi fiori rispecchiavano l’incanto della natura.
Quando ho visto all’opera i ragazzi, non li ho più guardati come giovani con qualche problema ma come “idoli” da seguire. Io, personalmente, trovavo stupendi i fiori che facevano.
Durante il lavoro mi sono rattristato perché mi sono chiesto il motivo per cui molte persone non li degnano nemmeno di un sorriso: se li vedessero come li vedo io, cambierebbero idea.
I ragazzi sono stati molto gentili con me, perché io non riuscivo a fare i petali del fiore (sono un po’ imbranato) e loro mi hanno aiutato senza prendermi in giro. Ho realizzato un lavoro davvero magnifico.
Nei giorni successivi mi sentivo allegro perché avevo capito quanto fosse stato divertente e interessante stare insieme a loro.
Gli istruttori, Marina e Graziano, e i ragazzi “apparentemente disabili”, Enrico, Luca, Cristian, Mara e Michela ci hanno fatto passare una mattinata… diversa: allegra e meno pesante del solito.
Io ho avuto un’altra esperienza simile con una signora disabile che abbiamo conosciuto io e mia madre a Roma. Era vecchia e ingobbita ed era seduta su una sedia a rotelle. Nonostante i suoi problemi produceva delle porcellane bellissime. Lei diceva continuamente: “I problemi non si possono evitare. La vita va avanti lo stesso, basta non pensarci perché c’è chi sta peggio di noi”.
Questa frase mi ha colpito perché nonostante le sue difficoltà lei guardava avanti e non si abbatteva mai. Invece noi che abbiamo la fortuna di non avere difetti fisici ci demoralizziamo per molto meno.
La frase “La più grande e vera disabilità è l’indifferenza” vuol dire che il più grande problema non fisico ma interiore è essere insensibili alle sofferenze altrui.
Ora, grazie a questa esperienza vissuta in classe, ho capito che la parola “abilità” è nettamente diversa dalla parola “disabilità”.

Nicolò

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