Natale di ieri, Natale di oggi

Pubblicato: 7 febbraio 2010 in News
Dopo una dettagliata intervista a nonni e genitori per raccogliere informazioni su come, nella loro giovinezza, vivevano il Natale, ecco alcuni degli interessanti testi prodotti.
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Il Natale è la festa in cui ci si può riunire tutti “sotto lo stesso tetto” e stare insieme allegramente mangiando, giocando, scartando  i regali, facendo l’albero di Natale o il presepe o semplicemente parlando. Ma il Natale oltre ad essere una festa è anche un’opportunità per essere più buoni con gli altri.
Il giorno di Natale i miei nonni, quando avevano la mia età, si svegliavano presto, andavano a messa in chiesa e aprivano dei sacchetti con poche caramelle e un paio di mandaranci: a quel tempo, per loro, non esisteva Babbo Natale poiché erano molto poveri, quindi l’albero di Natale era fatto con dei rami di pino e addobbato con frutta e verdura. Il pomeriggio si andava dalla nonna che da sola preparava un piatto semplice a base di brodo di carne lessa, tacchino e la specialità del mandorlato con la mostarda per tutta la famiglia. Ovviamente i bambini mettevano una lettera con i disegni e i loro ringraziamenti.
I miei genitori trascorrevano una giornata di Natale simile a quella della nonna e del nonno, solo che avevano dei regali e una cena diversa, a base di tortellini, arrosto, patate e melanzane al funghetto. Invece io oggi vivo il Natale diversamente dai miei parenti perché addobbo l’albero vistosamente con palline e ghirlande, ricevo regali costosi ma soprattutto do per scontato la fatica che fa mia nonna nel preparare una grande e buonissima cena per la mia famiglia.
Intervistando i miei parenti ho capito che i punti di vista possono cambiare nel tempo, cioè ho compreso quanto dovrei sentirmi fortunato a differenza dei miei nonni, come i regali che io considero “normali” per loro non era così.
Questo testo, “Natale di ieri, Natale di oggi”, mi ha fatto capire come il Natale e la sua festa si sono evoluti nel corso degli anni e nel corso di tre generazioni, ma mi ha soprattutto “aperto gli occhi”. Spero sia così anche per tutte le persone future che leggeranno questo tema.
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Noi Cristiani, nel giorno di Natale, festeggiamo la nascita del Salvatore dell’umanità, Gesù Cristo.
Se noi pensassimo a questo, tutto il consumismo che sta dietro al Natale non avrebbe senso:  la corsa sfrenata ai regali, l’acquisto di tanti generi alimentari che basterebbero a sfamare un esercito, la paura di non fare un regalo abbastanza grande o abbastanza costoso.
Anche quando ci si ritrova tutti assieme, dopo un anno che praticamente non ci si vede, non si riesce a trovare la maniera di appianare torti o ragioni e andare tutti d’accordo.
Forse bisognerebbe andare indietro nel tempo per vedere come si festeggia va il Natale alcuni decenni fa.
Quindi ho voluto chiedere dei loro Natali ai nonni e ai miei genitori.
Mio nonno viene da un paesino vicino a Napoli, Sant’Anastasia. La gente del Sud è diversa da quella del Nord: è più aperta e disposta a condividere con gli altri.
I Natali di mio nonno sono fatti da pochi regali, di strufoli (dolce natalizio tipico dei napoletani), “tombolate” in piazza che finivano con l’immancabile “mangiata”.
Quindi un Natale in famiglia, dove la famiglia è un intero paese.
L’altro mio nonno è veneziano ed è quarto di sette fratelli. Lui e la sua famiglia festeggiavano la sera della Vigilia: era una serata molto allegra perché la mia bisnonna, che aveva una bellissima voce, cantava e, siccome era anche molto simpatica, allietava tutti con i suoi racconti divertenti. Anche in questo caso pochi regali, perlopiù utili.
Mia nonna è nata a Fiaschetti, una frazione di Sacile, in provincia di Pordenone.
Lei viveva con la sua famiglia, che non era solo composta da mamma, papà e fratelli, ma anche zii, cugini e nonni in un’unica grande casa colonica.
Erano dei gran lavoratori (possedevano una cava e allevavano gli animali), per cui il giorno di Natale potevano riposarsi dalle fatiche di un anno. Importantissima era la Santa Messa la mattina di Natale, a cui non doveva e non poteva mancare nessuno.
Per lei (ma anche per l’altra nonna) Babbo Natale era S. Nicolò, che passava la notte fra il 5 e il 6 dicembre.
Mia nonna mi ha raccontato un episodio che mi ha colpito molto: aveva all’incirca sette/otto anni e voleva tantissimo vedere S. Nicolò.
Dopo aver accudito, lavato e addormentato i suoi fratelli più piccoli, decise di rimanere sveglia.
Quando sentì un rumore provenire dalla grande sala comune, scese al piano di sotto e scoprì che S. Nicolò non era altro che suo zio. Purtroppo le scale scricchiolavano e S. Nicolò/zio la scoprì.
Quella fu l’ultima volta che ricevette un regalo.
Dimenticavo… I regali erano: una sciarpa, un paio di calzini ecc., ma niente giocattoli.
L’altra nonna non c’è più da due Natali. Era una profuga dalmata: a due anni dovette fuggire con sua mamma e suo fratello da Cherso (suo papà navigava). Ci sono stati Natali molto tristi, senza una casa, senza nessuno che li ospitava, ma soprattutto con tante persone che li guardavano con diffidenza (non è cambiato niente neanche oggi). Ad un certo punto la sua mamma, la mia bisnonna si ammalò e i due ragazzini dovettero essere messi in collegio (separati!). Nonostante questo la nonna ha saputo trasmette a tutti noi il vero spirito del Natale.
I Natali dei miei genitori sono più o meno simili.
L’albero di Natale era fatto assieme con suo nonno che si arrabbiava sempre perché doveva sbrogliare la matassa aggrovigliata di luci; la mamma dice che era troppo comico perché si avvolgeva tutte le lucine colorate addosso e sembrava lui stesso un albero di Natale.
Una volta il fratello di mio papà fece un presepio in cui scendeva la neve, scorreva il fiume, si attaccava un vecchio giradischi con le canzoni di Natale e le luci dell’albero andavano ad intermittenza… ci  mancò poco che non incendiasse la casa!
Per me è un rito preparare l’albero di Natale con la mia famiglia, però se devo essere sincero aspetto il Natale per i regali e forse in me, dello spirito natalizio, c’è rimasto ben poco.
Ho capito che i miei nonni e miei genitori davano più importanza alle persone care che agli oggetti.
E’ stato bello ascoltare tutti questi racconti perché ho imparato a conoscere i miei familiari e perché, forse, per conoscere meglio se stessi bisogna conoscere meglio le proprie origini.
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La maggior parte dei bambini pensa che il Natale si festeggi perché arriva Babbo Natale a portare i regali sotto l’albero. Il Natale invece si dovrebbe festeggiare soprattutto perché Gesù nasce per noi e viene nei nostri cuori. È bello credere a Babbo Natale, ma è ancora più bello credere in Cristo Salvatore.
I miei nonni trascorrevano il Natale a Venezia con tutti i parenti: nonni, zii, nipoti ed i loro genitori. Ai quei tempi non si faceva l’albero ma solo il presepio, perché i soldi per addobbarlo e comprarlo venivano usati per fare un pranzo più curato e prelibato rispetto al solito.
Quando i miei nonni erano giovani non c’era la televisione: gli uomini giocavano a carte tra loro; le donne, con i bambini, andavano a giocare ai giardini che si trovavano nei campi a Venezia.
I regali a quei tempi erano pochi: i soldi non erano molti e non si potevano sprecare in cose poco utili, perciò i regali venivano fatti praticamente solo ai bambini e gli adulti si accontentavano dell’ amore e dell’affetto dei familiari.
Il Natale perciò serviva per ritrovarsi tutti insieme, festeggiare la nascita di Cristo e vedere persone  che, magari, durante l’anno non si potevano incontrare spesso.
I miei genitori il Natale lo passavano a casa dei parenti  da cui erano stati invitati o a casa propria con i propri genitori, fratelli e sorelle, a Venezia.
La nascita di Gesù era un modo (a parte i compleanni) per festeggiare tutti insieme e sentirsi una famiglia.
Dopo aver giocato, aperto i regali (che c’erano per tutti: adulti e bambini) e fatto un pranzo molto curato, i miei genitori andavano al cinema a vedere un film della Walt Disney (al cinema usciva sempre un cartone animato, ogni Natale).
A quei tempi si faceva sia l’albero sia il presepio e da loro, nella loro famiglia, è iniziata la tradizione di appendere i cioccolatini che poi si mangiavano nel giorno più bello dell’anno.
Al giorno d’oggi, il Natale io lo passo con la mia famiglia in montagna.
Andiamo alla messa di mezzanotte della Vigilia e per me ha un significato diverso rispetto alle altre perché fa freddo, ci sono le luci di Natale e la neve: tutto questo mi trasmette sempre un’emozione molto forte.
Alla mattina, dopo aver aperto i regali, ascoltiamo un po’ di musica natalizia e ci divertiamo con i nuovi doni appena ricevuti.
All’ora di pranzo cominciamo a mangiare: la tavola è apparecchiata in modo molto più curato rispetto agli altri pranzi.
Nel pomeriggio, si va giù in giardino a giocare tutti insieme con la neve o a fare una passeggiata.
Quando incomincia a far freddo si ritorna a casa a vedere un film o un cartone alla televisione e si fanno dei bellissimi giochi di società.
Finito di cenare ci facciamo gli auguri di Buon Natale per l’ultima volta e poi andiamo a dormire per affrontare il 26 di dicembre in piene forze, visto che di solito si va a sciare.
Fra i tre modi si vivere il Natale ci sono più differenze che somiglianze.
Le somiglianze sono che sia i miei genitori sia i miei nonni passavano il Natale a Venezia; adesso io e la mia famiglia passiamo il Natale in montagna e senza i parenti. Tuttavia tutti e tre facciamo il presepio che mi sembra sia un simbolo molto importante per evidenziare che Cristo viene accolto nei nostri cuori.
Le differenze che ho trovato nei tre modi di passare il Natale sono che, rispetto ai miei nonni e genitori, io lo trascorro in montagna e solo con la mia famiglia, mentre loro a Venezia, nella città in cui vivevano, insieme ai parenti.
Devo dire, però, che un po’ mi dispiace perché è più bello farsi gli auguri di persona che non tramite telefono.
Inoltre mi sembra che ai tempi dei miei nonni non si sprecassero soldi in regali non necessari (mi è parso che anche l’albero di Natale fosse superfluo): nella giovinezza dei miei genitori le cose andavano un po’ meglio, comunque non sempre i regali richiesti arrivavano, mentre oggi quasi ogni desiderio viene esaudito.
Mentre i miei nonni e genitori raccontavano come passavano il Natale nella loro giovinezza ho capito che certi ricordi restano vivi per sempre ed anche i fatti più brutti vengono rivisti e rievocati in modo positivo: mi sono quasi commosso nel sentire come raccontavano il loro passato.
Mentre analizzavo quello che mi riferivano i miei nonni e i miei genitori per poter fare questo tema, ho capito che ci possono essere modi diversi di trascorrere il Natale (o qualsiasi altro evento importante), ma che la cosa fondamentale non sono tanto i regali ed i desideri esauditi, ma poter condividere con la famiglia e con chi ci vuole bene quello che si ha e che si riceve, e soprattutto essere sereni e felici per avere un  cuore aperto e disponibile ad accogliere questa gioia.

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