“Odissea”: l’ospitalità greca e l’ospitalità moderna

Pubblicato: 15 dicembre 2009 in News

Da una pagina di narrativa letta in classe, alcune riflessioni sul concetto di “ospitalità”.

De Crescenzo, Nessuno. L’Odissea raccontata ai giovani d’oggi, p. 6: “[Telemaco] si accorse che sotto il portico c’era un uomo con una lancia di bronzo nella mano destra. Aveva un aspetto regale, direi quasi luminoso. A guardarlo meglio aveva un che di femminile nel viso. Telemaco non si sarebbe meravigliato se qualcuno gli avesse detto che si trattava di un Dio. Subito, allora, si precipitò ad accoglierlo, meravigliandosi che fino a quel momento nessuno lo avesse fatto. “Ti saluto, o straniero!” esclamò, andandogli incontro con un largo sorriso. “Che tu sia il benvenuto fra noi. Accetta innanzitutto del cibo, riposati dal lungo viaggio, e poi, sempre che ne abbia voglia, ci dirai chi sei, di chi sei figlio e di che cosa hai bisogno“.

Lo stesso brano nella traduzione italiana dell’Odissea:

Omero, Odissea, cap. I, vv. 118-124: “…e [Telemaco] vide Atena: svelto andò verso il portico. In cuore suo era indignato che lo straniero stesse sulla porta da tempo. Accostatosi le prese la [mano] destra, si fece dare l’asta di bronzo e parlando le rivolse alate parole: “Salute straniero! da noi sarai benvenuto: poi, consumato il pasto, dirai che cosa ti occorre“.

Alcune brevi riflessioni lette in classe sull’idea di “ospitalità”:

“L’ospitalità greca era molto diversa da quella moderna: nel mondo greco, se si incontrava una persona, questa veniva salutata, le si parlava e la si invitava ad entrare in casa; al giorno d’oggi, se si incontra uno sconosciuto non gli si rivolge la parola ma si continua ad andare per la propria strada. Oggi, se una persona per strada ci chiede un’informazione, e si è educati, si risponde, altrimenti si fa finta di niente; spesso questo atteggiamento non è dovuto alla maleducazione ma alla paura di incontrare persone malintenzionate. L’ospitalità greca perciò è diversa da quella odierna, perchè, a quel tempo, quando si incontrava qualcuno, anche senza conoscerlo, lo si inviata ad entrare in casa mentre adesso prima ci si informa su chi è e poi gli si apre la porta di casa.”

Davide

“L’ospitalità  greca era molto diversa dalla nostra. Quando qualcuno bussava alla porta, il padrone della casa greca correva ad aprire e, se l’ospite diceva che aveva fatto un lungo viaggio, il padrone gli offriva la cena, un bagno e la camera più bella. Anche le domande erano molto diverse. Gli antichi greci chiedevano soprattutto “di chi sei figlio”, probabilmente  perché  era  importante  sapere  da  dove l’ospite proveniva e a stirpe apparteneva. L’ospitalità greca nel tempo è molto cambiata. Ad esempio, oggi  si  suona  il  campanello  e per sentire chi è si usa il citofono. Inoltre, ad uno sconosciuto non  si  offre  né  la  cena, né un bagno, né la  camera  più  bella. E le domande principali sono: “chi è”, “cosa  vuole”, “da dove viene”. Un consiglio: non aprire mai ad uno sconosciuto, le città si sono talmente ingrandite che è meglio non fidarsi!!!”

Cecilia

“Nel mondo antico gli stranieri o i viandanti venivano trattati molto bene, come ospiti attesi provenienti da un lungo viaggio: infatti, come racconta l’“Odissea”, venivano sfamati e si dava loro un alloggio per riposare. Al giorno d’oggi raramente vediamo questa scena: anzi, molte volte gli stranieri non solo non sono accettati nel nostro Paese, ma addirittura molte persone provano disgusto per la loro vicinanza. Credo che certe consuetudini antiche siano migliori delle nostre e penso che sarebbe meglio che le mettessimo in pratica anche noi.”

Marco

“Nel mondo greco l’ospitalità si basa su tre regole:    1. il rispetto del padrone di casa verso l’ospite;    2. il rispetto dell’ospite verso il padrone di casa;    3. la consegna di un “regalo d’addio” all’ospite da parte del padrone di casa. Egli doveva essere ospitale e fornire all’ospite ciò di cui aveva bisogno. L’ospitalità era molto importante perché si pensava che gli dèi si nascondessero nei panni di un ospite, quindi se il padrone di casa avesse trattato male un ospite, avrebbe potuto incorrere nell’ira del dio stesso. Ciò che differenzia l’ospitalità del mondo greco da quella del mondo moderno è che oggi l’ospite non è visto come un dio ma come un intruso. Quindi c’è diffidenza ad ospitare qualcuno nella propria casa.”

Nicolò e Jacopo

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