Piccola raccolta di favole dal mondo

Pubblicato: 2 dicembre 2009 in News

Favola africana

La giraffa vanitosa

Ai limiti di una grande foresta, in Africa, viveva tra gli altri animali una giraffa bellissima, agile e snella, più alta di qualunque altra. Sapendo di essere ammirata non solo dalle sue compagne ma da tutti gli animali era diventata superba e non aveva più rispetto per nessuno, né dava aiuto a chi glielo chiedeva. Anzi se ne andava in giro tutto il santo giorno per mostrare la sua bellezza agli uni e agli altri dicendo: – Guardatemi, io sono la più bella. Gli altri animali, stufi di udire le sue vanterie, la prendevano in giro, ma la giraffa vanitosa era troppo occupata a rimirarsi per dar loro retta. Un giorno la scimmia decise di darle una lezione. Si mise a blandirla con parole che accarezzavano le orecchie della giraffa: – Ma come sei bella! Ma come sei alta! La tua testa arriva dove nessuno altro animale può giungere… – E così dicendo, la condusse verso la palma della foresta. Quando furono giunti là, la scimmia chiese alla giraffa di prendere i datteri che stavano in alto e che erano i più dolci. lì suo collo era lunghissimo, ma per quanto si sforzasse di allungarlo ancor di più, non riusciva a raggiungere il frutto. Allora la scimmia, con un balzo, saltò sul dorso della giraffa, poi sul collo e finalmente si issò sulla sua testa riuscendo ad afferrare il frutto desiderato. Una volta tornata a terra, la scimmia disse alla giraffa: – Vedi, cara mia, sei la più alta, la più bella, però non puoi vivere senza gli altri, non puoi fare a meno degli altri animali. La giraffa imparò la lezione e da quel giorno cominciò a collaborare con gli altri animali e a rispettarli.

da Marco

Favola araba

Il cammello e la formica

Una volta un cammello, mentre attraversava la steppa, vide ai suoi piedi nell’erba una minuscola formica. La piccolina trasportava un grosso fuscello, dieci volte più grosso di lei. Il cammello restò un bel pezzo a guardare come la formica si dava da fare, poi disse: – Più ti guardo e più ti ammiro. Tu porti sulle spalle, come se niente fosse, un carico dieci volte più grosso di te. lo invece non porto che un sacco, e le ginocchia mi si piegano. Come mai? – Come mai? – rispose la formica, fermandosi un momento. – Ma è semplice: io lavoro per me stessa, mentre tu lavori per un padrone. Si rimise il fuscello sulle spalle e riprese il suo cammino.

da Nicolò e Andrea

Favola nordica

Il paese senza dolci

C’era una volta, nella fredda Germania del Nord, un piccolo paesino isolato dal resto del mondo. Gli abitanti del luogo erano molto legati alle tradizioni, proprio perché non avevano contatti col mondo esterno. Il conte Haider era l’unico nobile del paese e in quanto tale era l’unica persona colta, perché aveva potuto studiare. Per questo motivo era stato eletto sindaco. Purtroppo aveva perso la moglie e da quando era rimasto solo era diventato molto rigido e intransigente. Gli abitanti dovevano rigorosamente rispettare tutte le sue decisioni. Non c’era democrazia. La cosa più assurda era che in questo paese non c’erano pasticcerie! Nemmeno nelle case private si potevano fare dolci! Lo aveva proibito il conte dopo la scomparsa della moglie, la quale era morta per una indigestione di pasticcini. Quella terribile vicenda gli aveva fatto perdere la ragione. Gli abitanti non avevano la forza di ribellarsi alla sua autorità perche non si sentivano in grado di governare il paese. Un giorno con il vento foltissimo del Nord giunse in paese un pellegrino, che cercava una dimora. Il conte non amava i forestieri perché aveva paura che potessero turbare l’apparente tranquillità di quel luogo. Comunque non gli negò ospitalità. Combinazione quell’uomo per vivere faceva il pasticcerei Senza preoccuparsi delle leggi del conte Haider, il pellegrino incominciò a fare dolci per ricambiare l’ospitalità. Quando il conte lo venne a sapere andò su tutte le furie e cacciò immediatamente il forestiero dal paese. Gli abitanti erano tristi e stanchi per l’intransigenza del “padrone”. E’ vero che i dolci non erano indispensabili all’alimentazione, ma come si poteva pensare di festeggiare un compleanno soffiando sulle candeline di una torta fatta di crauti e patate? Inoltre i bambini non mangiavano più dolci da così tanto tempo che ormai preferivano saltare la merenda! Il pellegrino non si diede per vinto e decise di comunicare con le persone per trovare una soluzione. Insieme decisero di organizzare una festa a sorpresa per il conte; una festa a base di dolci. Così fu. Con una scusa banale, invitarono il conte nella casa più grande del paese addobbata con festoni; quando entrò rimase impietrito! Non si aspettava un tale affronto… Bastò un applauso, un gesto d’affetto e una canzone per fare tornare il sorriso a quell’uomo, che aveva tanto sofferto… Il conte non disse una parola, nessuno gli aveva più fatto una torta da quando la sua amata era volata in ciclo. Guardò commosso i suoi compaesani e li abbracciò con lo sguardo; quello sguardo di un uomo solo che aveva tanto bisogno di affetto. Quel giorno il conte decise di istituire la festa del dolce. Ancora oggi i pellegrini di tutto il mondo si fermano in quel paese, per la “festa del dolce” e per assaggiare le prelibatezze della pasticceria “Il peregrino”.

da Alvise

Favola indiana

Gli apprendisti maghi

C’erano una volta tre discepoli di un mago che decisero di lasciare il loro maestro e di cercare fortuna nel mondo. Il mago non era d’accordo, ma decise di lasciarli partire: li affidò però a Bhola, il proprio servo, un uomo che i ragazzi consideravano ignorante ma che era dotato di un gran buon senso. A mezzogiorno si fermarono in una radura della foresta a mangiare e Bhola iniziò a preparare il pranzo. I ragazzi trovarono delle ossa sotto un albero e decisero di mettere alla prova quello che avevano imparato. Il primo disse : ” Io rimetterò insieme queste ossa ” e si ricompose lo scheletro di un grande felino. Il secondo disse: ” Io aggiungerò muscoli e pelle” e di colpo si ricompose una tigre. Il terzo disse : “Io gli darò vita” . Bhola cercò di fermarlo, sapendo quanto una tigre potesse essere pericolosa. Ma non ci fu niente da fare. La tigre tornò in vita e mangiò i tre apprendisti. Bhola tornò dal mago e gli potè solo raccontare l’imprudenza dei suoi discepoli.

da Federica e Angela

Favola greca

Al lupo! Al lupo!

In un villaggio viveva un pastore che di notte doveva fare la guardia alle pecore. Si divertiva a fare uno scherzo: mentre le altre persone erano a dormire egli cominciava a gridare: “Al lupo, al lupo!” Così tutti si svegliavano e accorrevano per aiutarlo. Ma dopo il pastore burlone rivelava che era stato tutto uno scherzo. Questo scherzo continuò per parecchi giorni, finché una notte il lupo arrivò veramente. Il pastore cominciò a gridare: “Al lupo, al lupo!”. Ma nessuno venne ad aiutarlo perché tutti pensarono che fosse il solito scherzo. Così il lupo si mangiò tutte le pecore.

da Marco

Favola inglese

Caduto dall’asino

Un giorno un brav’uomo se ne andava in groppa al suo asinello e, passando accanto a un giardino, vide un ramo che attraverso la cancellata si spenzolava sul sentiero, ed era carico di magnifiche pere. Vederle e averne voglia fu la stessa cosa. Alzandosi un po’ sulla sella, l’uomo afferrò il ramo con una mano, e con l’altra afferrò la pera più bella. Ma non fece in tempo a coglierla, perché l’asino, ombroso, chissà di che cosa si spaventò e scappò via al galoppo. Per non cascare, l’uomo dovette afferrarsi con tutte e due le mani al ramo. Mentre se ne stava appeso a quel modo, sgambettando, accorse il giardiniere e gli gridò: – Ehi, tu, che cosa fai sul mio albero?
– Amico mio, non mi crederai: sono caduto dall’asino!
Il giardiniere non volle credere che si potesse cadere all’insù. Prese un bastone e gliene diede né tante né poche.
State attenti anche voi: c’è modo e modo di cadere dall’asino.

da Martina

Favola indiana

La regina delle api

C’era una volta una coppia che desiderava ardentemente un figlio ma non riusciva ad averne. Un giorno il marito andò in un campo a tagliare del bambù. All’improvviso udì una vocina che lo implorava di non fargli del male. “Dove sei?”, chiese l’uomo. “In questa canna!”, rispose la vocina. L’uomo aprì la canna di bambù e trovò un bambino piccolissimo, con il volto da ranocchio. Lo portò a casa e con la moglie si affezionarono subito al bambino, anche se non era molto bello. Lo chiamarono Bambù. Passarono gli anni e Bambù crebbe. Diventò un bravissimo ragazzo che aiutava il padre nel lavoro. Un giorno, il giorno del suo diciottesimo compleanno, i genitori gli diedero un abito e una spada e lo mandarono al mercato a vendere il riso e a comprare delle stoffe. Bambù attraversò la foresta ed ad un tratto si accorse di essere seguito. Gli si parò di fronte un leone affamato. Bambù gli disse: “Non ho niente da darti, oggi. Ripassa domani”. Ma il leone gli rispose: “Ma io so già cosa mangiare: tu!” Allora Bambù gli disse: “Vattene via, altrimenti ti infilzerò con la mia spada!” Il leone, intimorito, scappò via. Bambù era quasi uscito dalla foresta, quando incontrò un’ape che gli chiese di salvare la sua regina. La regina era una bellissima ragazza, piccolissima, con due ali argentate, che era rimasta impigliata in una ragnatela. Bambù la salvò, ed allora la regina gli regalò tre semi di melone. “Questi semi ti aiuteranno a realizzare quello che vuoi. Basterà che tu lo desideri!” Bambù andò al mercato e concluse i suoi affari. Poi tornò verso casa ed attraversando la foresta rincontrò il leone, ancora più feroce ed affamato. Bambù desiderò di ucciderlo con la spada di suo padre, ed ecco che di colpo riuscì a farlo. Un seme di melone era svanito nel frattempo dalla sua tasca.Bambù scoprì che i semi erano prodigiosi. Ascoltò il suo cuore e desiderò di essere un bel giovane e di rivedere la regina delle api. I due semi sparirono e Bambù diventò un bellissimo ragazzo: di fronte a lui giunse la regina delle api, che ingrandì fino a diventare una vera ragazza. I due tornarono a casa, si sposarono e vissero felici e contenti.

da Camilla

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